"Ci avviciniamo al termine dell’Anno liturgico e la Parola di Dio ci aiuta a contemplare le realtà ultime. Si deve ammettere che si “nasce per vivere” e che la morte è apertura alla vita vera ed eterna. Il nostro essere qui radunati è motivo per magnificare il Dio della Vita con la nostra fede e la nostra speranza. La preghiera cristiana non è illusione proprio perché è nutrita dalla convinzione di fede che Dio è Dio dei vivi. L’incontro con il Dio dei vivi, attraverso la preghiera, è ciò che genera la speranza di un futuro con Dio, in Dio. Pertanto, lasciamoci incontrare dal Signore risorto perché ridesti in noi la gioia della vita eterna".(A.B.)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-38)
In quel tempo, si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e posero a Gesù questa domanda: “Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”. Gesù rispose: “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui”
